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Frodi

ENI in Russia in pompa magna

Come funziona l'imprenditoria italiana in Russia

Qui si parla di ENI, ENEL e l’avventura delle holding italiane in Russia supportate a livello istituzionale. Leggi l’articolo fino in fondo, non te ne pentirai a scoprirai il significato nascosto del titolo dell’articolo.
Che gli italiani siano prevalentemente dei “benemeriti pellegrini”, lo si sapeva già, ma che lo siano le aziende non è un dato di fatto del tutto scontato, e quindi tutt’oggi i media annunciano in pompa magna accordi tra aziende italiani teste di ponte del settore energetico (e sul fatto che siano delle gran teste di “ponte” non ne abbiamo dubbi), e le loro corrispettive Russe, come affermate leader a livello mondiale del settore di fornitura di materiale fossile (gas & petrolio).
Che i media russi siano famelicamente noti per la loro non indipendenza, e che la Russia non si distingua per quanto riguardi la libertà d’espressione, è cosa nota, tuttavia noi italiani in tal materia li superiamo di almeno sette spanne, dove “7” è inteso nel termine biblico della esaltazione di grandezza, infatti voler paragonare la monopolizzazione da parte delle lobbie sui media italiani con ciò che avviene in Russia, è esattamente come paragonare Arsenio Lupin con Totò in guardia e ladri, ragion per cui non ci stupiscono situazioni paradossali e clamorose, nelle quali – in maniera forviante - i media italiani esaltano accordi istituzionali e imprenditoriali che nella realtà dei fatto non sono altro che un pretesto per giustificare la “missione” in “terra santa”  da parte di qualche “benemerito pellegrino” che di professione fa il faccendiere o il politico. I media del Bel Paese sono bravissimi a ritrarre in Russia i nostri politici e imprenditori mentre fanno sfoggio di se posati in doppiopetto con sorrisi smaglianti innanzi ai flash sparati dai deflettori delle macchine fotografiche tuttavia se si ha l’accortezza di frugare tra i comunicati stampa sia italiani e russi, ci si trattiene a stento dal rotearsi in terra morendo dalle risate, nel leggere come per esempio ENEL, forte di accordi istituzionali annuncia in pompa magna: “ENEL gestisce la centrale termoelettrica di San Pietroburgo” (il comunicato ufficiale è disponibile a questo indirizzo http://www.enel.it/eWCM/salastampa/comunicati/935665-2_PDF-1.pdf), mentre invece la notizia che maggiormente echeggia sui media Russi è di tutt’altro ordine, tra l’altro mai riportate da nessun giornale italiano: “Gazprom si rifiuta di fornire a ENEL il gas necessario per far funzionare l’impianto” http://news.rin.ru/news/105632/ .
In pratica che è successo? E’ successo che – come consuetudine - a livello istituzionale e diplomatico, “tanti bellissimi accordi e incentivi” per poi tradursi con il solito “schema alla Russa” (tra l’altro schema assai noto agli italiani che tentano di fare imprenditoria in Russia): “Facciamo una joint venture al 50 e 50 percento, noi russi mettiamo a disposizione risorse e know-how (aria fritta), mentre voi capitali e tecnologie”, la cosa chiaramente si traduce che gli italiani ci mettono i capitali, le risorse umane e tecnologiche mentre i russi ci mettono le mignotte che rimangono a disposizione degli italiani durante le loro missioni in Russia, mignotte che svolgono anche la funzione di “spie” e in quest’ambito cercano di carpire tutte le informazioni possibili ed immaginabili che in futuro verranno utili per fregare poi ’sti avventori dell’ultima ora che si osano definire faccendieri.
Nel caso sopra citato, successe che ENEL con la promessa di tenersi la gestione della centrale, modernizzò l’impianto russo ricostruendolo completamente seguendo le rigorosissime norme ambientali europee, per poi finire che Gazprom gli negò la fornitura necessaria di gas per far funzionare l’impianto che di conseguenza tornò in mano ai russi.
A questo punto il lettore si chiede: “Strano, in genere quando si fanno questi accordi non ci sono anche garanzie a livello istituzionale? Il ministero degli esteri non interviene? Non vi è alcuna nota ufficiale?”.
Fino a che la nostra classe politica in Russia ci va per andare a mignotte (e chi scrive non lo dice per sentito dire), ci sta pure che situazioni come quella sopra citata siano la norma, il ministero degli esteri in alcuni casi interviene, ma non è sicuramente quello italiano che a quanto pare gli piace prenderlo metaforicamente in quel posto. Da parte russa invece si denota una strategia che consiste in escamotage degni da film di 007, a tal proposito è interessantissima questa notizia: tratta da http://news.rin.ru/news/113407/ “L’MVD scopre apparecchiature contraffatte nella centrale di San Pietroburgo (la stessa dell’articolo sull’ENEL a San Pietroburgo), le unità fittizie, ora smontate rappresentano non solo una violazione di marchio, ma anche un pericolo per la vita e la salute della popolazione).
E’ come dire: “Bravi! L’impianto c’è, lo avete costruito, non potete tenerlo in gestione perché non avete il gas per farlo funzionare, e che volete da noi? Andatevene via con le orecchie basse perché oltre a non prendere un soldo rischiate pure di dover pagare ingenti danni per aver messo in piedi un qualche cosa che oltre ad essere contraffatto non è a norma ed è pericoloso per la vita delle persone”.
Leggendo gli articoli apparsi sulla stampa russa e mettendo assieme le tessere del puzzle si evince che gli italiani inizialmente partiti con buoni propositi, una volta perso tutto, non possono nemmeno agitare la bandiera della sconfitta e avviare scandali perché ricattabili penalmente. Enel riesce quindi in Russia a fare due cose contemporaneamente: A tenere il sorriso e prenderla caldamente in quel posto.
Il lettore si sarà chiesto: “Materiale contraffatto in centrale elettrica, e che sarà mai, in Russia è tutto etichettato illegalmente e contraffatto, una bazzecola amministrativa… tutto ciò non rappresenta di certo un arma di ricatto”, sarebbe anche così se non fosse altro che, pur non avendo mai nessuno subito la galera in Russia per contraffazione, sono stati arrestati e sono tutt’ora dietro le sbarre – da oltre un anno e mezzo - senza essere stati processati, alcuni italiani per aver venduto proprio a San Pietroburgo dei generatori elettrici contraffatti (venivano etichettati con marchi noti), e i generatori elettrici non sono nient’altro che delle miniature di centrali elettriche.. quindi il fatto che costoro stiano da oltre un anno e mezzo a marcire dietro le sbarre a pane e acqua in una prigione russa infestata da scarafaggi, è di per se un deterrente per chi può essere implicato in fatti analoghi ma su scala maggiore.
Per quanto riguarda al significato nascosto nel titolo dell’articolo, giunti fin qui oramai sarà chiaro a tutti che per “pompa magna”, con il primo lemma si allude alle motivazioni reali che spingono l’imprenditoria italiana ad investire in Russia, e con il secondo ci si riferisce al magna-magna che ne deriva.

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